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Finalmente mi risento vivo!!


di Membro VIP di Annunci69.it Marciotto
17.02.2026    |    1.730    |    5 9.7
"«Zitta e incassa, » ringhiai, afferrandola per i fianchi e iniziando a pompare come un ossesso..."

Alla soglia dei sessant'anni, un improvviso problema di salute mi ha costretto a fermarmi. È stato in quei giorni di silenzio che ho stilato il vero bilancio della mia vita: avevo costruito molto, ma mi ero negato l’essenziale. Mi mancava la vera trasgressione. La mia vita sessuale era stata "normale", confinata in una routine che non sfamava i miei demoni interiori.
Spinto da un’urgenza nuova, viscerale, sono approdato su Annunci69. Lì, senza maschere, ho descritto chi ero e cosa bramavo: possedere una donna mentre il suo compagno restava accanto a noi, partecipe e spettatore. Volevo il brivido del triangolo, il potere della condivisione carnale
Dopo i primi approcci nel particolare mondo delle coppie, venni contattato da un uomo calabrese di 39 anni. Era rimasto stregato dal mio profilo, dalla mia maturità vigorosa. Il suo desiderio? Vedere sua moglie, una splendida trentasettenne, presa da un uomo come me. Ma c’era un pegno da pagare: prima di concedermi lei, voleva testare la mia energia sulla sua pelle.
L'appuntamento fu un mercoledì mattina, in un B&B di Palermo.
Arrivai alle nove puntuale. La porta della stanza era socchiusa, un invito muto. Entrai in una penombra densa e lo vidi: era a carponi ai piedi del letto, completamente nudo e con gli occhi bendati. Accanto a lui, come strumenti di un rito, un flacone di gel, dei guanti e un frustino.
«Vieni... ti aspetto,» sussurrò, sentendo i miei passi pesanti.
Non esitai. Indossai i guanti e iniziai a spalmare il gel, giocando con le dita. Una, poi due, poi tre, entrando e uscendo con un ritmo prepotente. Lui inarcava la schiena, gemendo: «Sì, così... ancora.» Alternai schiaffi caldi a colpi secchi di frustino sulle natiche arrossate. Mi spogliai e lo montai. Il mio cazzo, turgido e autoritario, affondò nel suo calore. Lo usai come un calesse, legandogli i polsi e tirandolo a me mentre lo sventravo con violenza primordiale. Prima di esplodere, lo voltai, gli afferrai il viso e lo inondai con una sborrata potente che lui bevve con avidità. Avevo superato il test. Ero pronto per il premio finale
La settimana successiva, il gioco si fece serio. Il piano era audace: mi sarei nascosto nell'oscurità della stanza prima del loro arrivo. Lei sapeva che sarebbe successo "qualcosa", ma non sapeva chi l'avrebbe colpita.
Quando entrarono, il profumo di lei invase l'aria: una fragranza di donna matura, sicura, eccitante. Lui la spinse sul letto e la spogliò, rivelando un corpo da dea: un seno sodo e un sedere marmoreo, fatto per essere dominato. Lui si sdraiò e lei lo montò, ma con il bacino rivolto verso l'esterno del letto, verso di me.
Uscii dall'ombra. La mia lingua tracciò una linea di fuoco dal suo coccige fino alla nuca.
«Dio... chi c'è? Chi sei?» ansimò lei, mentre il marito continuava a colpirla dal basso, gli occhi di lui piantati nei miei, carichi di una sfida eccitata.
Le afferrai i capelli, tirandole la testa all'indietro finché il suo sguardo non incrociò il mio. «Non ti serve un nome, troia,» le sussurrai all'orecchio con voce roca. «Ti serve solo sentire quanto è duro il mio cazzo.»
Lei emise un gemito di puro desiderio. «Sì... oh sì, padrone... mi sento scoppiare...»
Affondai la faccia tra le sue natiche, leccando con voracità mentre lei sussultava. «Guarda come sei bagnata,» le dissi, schiaffeggiandole una chiappa. «Vuoi essere sventrata da due uomini? È questo che sognavi mentre facevi la brava mogliettina?»
«Sì! Vi prego... sfondatemi!» urlò lei. Senza aggiungere altro, puntai la cappella rovente contro il suo anello anale e spinsi con decisione. La sentii tendersi, le pareti che cedevano accogliendo il mio calore centimetro dopo centimetro.
«Oddio! È enorme... mi spacchi...» rantolò lei, le unghie conficcate nelle spalle del marito.
«Zitta e incassa,» ringhiai, afferrandola per i fianchi e iniziando a pompare come un ossesso. Il ritmo divenne brutale. Eravamo un groviglio di muscoli, sudore e odore di sesso selvaggio. Lei era sballottata tra il cazzo del marito che le martellava la fica e il mio che le dilaniava il culo.
«Dimmelo, cagna! Di chi è questo buco adesso?»
«È tuo... tutto tuo... ahhh! Sto venendo!» gridò lei, scossa da spasmi violenti.
«Allora beccati questo!» ruggii. Spinsi fino in fondo, sentendo il mio cazzo pulsare nel profondo, e la inondai con una scarica di seme bollente. Lei crollò, sfinita. Il marito, ancora tremante, si spostò dietro di lei e iniziò a leccare con bramosia la mia sborrata che colava dalle sue natiche, raccogliendo ogni goccia come un devoto.
Fu allora che capii: a sessant'anni, non stavo invecchiando. Stavo finalmente iniziando a vivere.

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